Presentazione

di

Marcello Olivieri

 

Il presente progetto di ricerca sull'aggiornamento del paradigma del materialismo storico nasce a metà degli anni '90. La prima edizione di Cybercom. Per l'evoluzione del marxismo risale al luglio 2007. Si trattava di un pamphlet a tesi piuttosto breve, grezzo e incompleto come le severe quanto preziose critiche e osservazioni dei lettori mi fecero notare. La consapevolezza delle loro ragioni mi indusse a pubblicare una seconda edizione rivista e ampliata un anno e mezzo dopo. Il risultato fu più che confortante: alle voci cybercomunismo e sociologia della creatività il motore di ricerca Google classificava il sito al primo posto su un totale rispettivamente di 10.300 e 1.030.000 risultati al 31 luglio 2011. Posizione occupata dal gennaio 2010 fino a tutto il 2013. All'epoca, i risultati precedenti la pubblicazione del libro erano di circa 7.000 e 230.000. Segno evidente che le integrazioni avevano suscitato un crescente interesse.

Le ulteriori critiche e suggerimenti e gli eventi occorsi da allora hanno prodotto questa terza edizione, cresciuta dalle duecento pagine della prima a oltre quattrocento.  L’impianto teorico originale è rimasto invariato, ma sono stati aggiunti i mancanti ampliamenti e le necessarie precisazioni, ulteriori schemi sintetici e molti dati empirici che spero contribuiscano a chiarire in modo più esaustivo le tesi. Nel frattempo, decisi che era opportuno chiudere il sito web per riaprirlo quando sarebbe stata pronta la nuova edizione, la cui gestazione ha però richiesto molto più tempo del previsto. Alcune parti del modello teorico che ritenevo secondarie si sono invece rivelate fondamentali e di difficile gestione sia nella costruzione formale che nel reperimento dei dati empirici.

L'approccio metodologico adottato anche in questa terza edizione è quello della costruzione di uno scenario predittivo fatta utilizzando le categorie analitiche individuate da Marx nella sua complessa analisi del capitalismo. Tuttavia, l’obiettivo della ricerca non era e non è quello di un’esegesi ideologica volta a dimostrare che la versione marxiana originaria è ancora valida tal quale. Nessun paradigma scientifico resta immutato. La teoria dell’evoluzione che si insegna oggi nelle università è molto più ricca e in parte diversa dalla formulazione originaria di Darwin. Un secolo e mezzo di ritrovamenti fossili, di nuovi strumenti di datazione e di analisi chimico-fisica e di nuovi grandi talenti teorici hanno modificato in profondità la teoria e indubbiamente continueranno a farlo in futuro, anche se le principali categorie analitiche si sono rivelate ancora valide e con ogni probabilità tali resteranno.

Nell’elenco delle diverse prospettive teoriche con le quali si è aggiornato il marxismo c’è uno spazio vuoto: la sociologia del lavoro creativo. Lo studio della creatività ha prodotto una mole immensa di conoscenze di tipo psicologico ed epistemologico e i non numerosi studi sociologici hanno avuto come oggetto di ricerca il funzionamento interno di gruppi e organizzazioni creative con l’unica, ma fondamentale eccezione della sociologia dei sistemi macrosociali creativi del sociologo Richard Florida. Finora, è mancato un tentativo di coniugare il modello marxiano con le categorie analitiche offerte dalla sociologia della creatività.

 

Il lavoro umano è divisibile in tre tipologie, a loro volta scomponibili nelle subtipologie del lavoro fisico e mentale per un totale di sei aree:

 

  • Il lavoro ripetitivo fisico
  • Il lavoro ripetitivo mentale
  • Il lavoro qualificato fisico
  • Il lavoro qualificato mentale
  • Il lavoro creativo fisico
  • Il lavoro creativo mentale

 

Tab. 1. Modello standard delle tipologie lavorative

 

Occorre precisare che tutti i lavori creativi sono qualificati, ma non è vero il contrario. Un pilota di aerei civili meno è creativo, nell'accezione acrobatica del termine, e meglio è per i passeggeri. Tuttavia, occorrono circa quindici anni dalla fine della scuola dell’obbligo prima di mettere le mani sulla cloche di un aereo di linea. Lo stesso principio vale per un cardiochirurgo, un orchestrale o per il meccanico di auto. Il lavoro qualificato richiede una solida e lunga preparazione teorica e molta esperienza, ma di per sé non è un lavoro creativo, perché non è finalizzato a produrre nuovi beni e servizi, bensì a erogare correttamente quelli esistenti. Nel Primo Mondo, il lavoro ripetitivo fisico, cioè l’occupazione manifatturiera, occupa il 15% della forza lavoro, il lavoro ripetitivo mentale, cioè gli impiegati, il 55%, il lavoro qualificato il 20% e il lavoro creativo il 10%.

Nonostante l'acutezza della descrizione del nuovo ruolo della scienza e della tecnica nella produzione capitalista, Marx non riuscì a cogliere che il punto di arrivo di questo processo sarebbe stata la completa automazione del lavoro ripetitivo e in un secondo tempo anche del lavoro qualificato. Il suo modello teorico contempla che i sei tipi di lavoro su elencati sarebbero sempre esistiti. Il massimo raggiungibile nella futura società comunista sarebbe consistito nel ridurre il lavoro ripetitivo a poche ore quotidiane. Tutti i marxisti successivi hanno mantenuto lo stesso implicito assunto teorico, senza alcuna eccezione.

 

Il presente studio è una tentata dimostrazione delle conseguenze dell’assunto teorico opposto: